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La musica inglese al tempo di Shakespeare

di Alice Salvioni

L’Inghilterra della cosiddetta Golden Age, più comunemente nota come età elisabettiana (1558 – 1625 circa), fu caratterizzata da un fiorente sviluppo culturale e civile, che segnò l’esordio del paese come grande potenza nella scena – non solo – europea. Questa fu un’epoca nota per la fondamentale importanza conferita alla disciplina musicale, la quale aveva un ruolo integrante nella quotidianità non solo di nobili o cortigiani, ma anche di artigiani e umili contadini, essendo praticata da esponenti di tutte le classi sociali con entusiasmo, anche se spesso senza le necessarie conoscenze teoriche alle spalle. La musica, in questo periodo, si liberò sempre più dai vincoli imposti dalle regole ferree che la caratterizzavano nel Medioevo, e fu consentita ai compositori una varietà molto maggiore nel ritmo come nell’armonia, nella notazione come nella forma musicale. A fianco dei musicisti professionisti, che operavano a corte o in altri contesti ufficiali, non era difficile imbattersi in strumentisti più modesti che si esibivano in taverne o nelle case private.

Come per le altre arti, anche la musica dell’epoca fu profondamente influenzata dal progresso e dai mutamenti che caratterizzano il Rinascimento inglese: lo sviluppo del pensiero umanistico, una maggior propensione all’innovazione e alla sperimentazione e la Riforma protestante, con le sue importanti conseguenze anche a livello culturale e musicale. Fu un periodo che vide l’articolarsi e lo svilupparsi di una vasta gamma di stili musicali, sia sacri che profani, tra cui messe, madrigali, danze strumentali e mottetti.
La pratica musicale fu molto incoraggiata dalla stessa sovrana: è risaputo, infatti, che la regina Elisabetta I amasse profondamente la musica e la danza, circondandosi e proteggendo una fitta schiera di musicisti e danzatori di corte.

Quando si parla di Rinascimento e cultura inglese risulta molto difficile non fare alcun riferimento a uno dei principali drammaturgi – non solo – dell’epoca, William Shakespeare, e in particolare all’intenso rapporto che intrattenne con l’arte musicale. Il Poeta inglese è stato uno dei primi letterati a trasformare l’intervento musicale in un potente strumento retorico, rendendolo in grado di caratterizzare profondamente i personaggi, descrivere le atmosfere particolari che contraddistinguono le varie scene, accompagnando l’entrata o l’uscita dei personaggi e mettendo in risalto alcuni aspetti fondamentali dei suoi drammi. Basti pensare agli almeno cento canti popolari che Shakespeare richiede ai suoi personaggi di cantare e agli innumerevoli momenti in cui si deve udire musica; si pensi anche a Il mercante di Venezia, in cui Lorenzo afferma: “L’uomo che non ha alcuna musica dentro di sé… è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine”.
In molteplici occasioni, le didascalie – brevi commenti illustrativi posti sotto il testo teatrale – richiedono esplicitamente di fare suonare le trombe e i corni, e spesso il Poeta abbandona la prosa della recitazione per lasciare spazio ai versi del canto, con indicazioni inequivocabili come “He/She sings”.

Nel concerto proposto oggi, composizioni strumentali profane e brani vocali sacri di alcuni dei principali autori del Rinascimento inglese si completano e si commentano a vicenda, strettamente integrati fra loro in quanto a tematiche trattate e affetti espressi. La chitarra del Mº Antonio Fresi prepara il terreno – con una serie di trascrizioni di brani composti originariamente per il liuto – all’entrata in scena dell’Ensemble vocale “Pietro Allori”, impegnato da molti anni nella valorizzazione del patrimonio musicale polifonico rinascimentale, diretto dal Mº Alessio Manca. I musicisti si cimenteranno con una serie di composizioni di alcuni dei più noti compositori inglesi dell’epoca, come Dowland, Byrd e Tallis, passando anche per nomi forse meno noti come Holborne, Pilkington e Cutting, ma comunque rappresentativi della loro epoca e dunque meritevoli di essere scoperti o riscoperti.

John Dowland, forse il più noto compositore di songs dell’epoca elisabettiana, fu anche un abile liutista, la cui musica strumentale ha avuto un importante revival nella prima metà del XX secolo; i temi ricorrenti nelle sue canzoni sono di carattere intimo e amoroso, spesso caratterizzati da un riferimento agli aspetti dolorosi della vita, tema a cui era talmente affezionato da firmarsi occasionalmente come Jo[hannes] Dolandi de Lachrimae. La Pavana Lachrimae, caratterizzata da una melodia introduttiva discendente dai toni lamentosi, è indubbiamente una delle sue melodie per liuto più note ed eseguite anche oggi.
Di William Byrd, devoto cattolico che si distinse nella produzione musicale sacra in latino, nonché uno dei principali discepoli di Thomas Tallis, ascolteremo la monumentale Messa per quattro voci (soprano, contralto, tenore e basso) e coro, suddivisa in Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Benedictus, Agnus Dei (cioè le parti che costituiscono l’Ordinarium Missae) e caratterizzata da una scrittura limpida e una volontà di comunicazione del messaggio musicale e testuale sobria e concisa.
Di Anthony Holborne, Francis Pilkington e Francis Cutting, verranno eseguite composizioni in forma di fantasia e gagliarda, entrambe caratterizzate da un forte carattere improvvisativo e da legami più o meno evidenti con l’arte della danza, allora molto diffusa.
A conclusione del concerto, l’Ensemble vocale diletterà il pubblico con due tra le composizioni più note di Thomas Tallis, che possiamo considerare il maestro – o sicuramente un punto di riferimento fondamentale – di molti dei compositori sopra citati. Il primo brano, If ye love me, è un mottetto omofonico o anthem, un tipo di composizione corale sacra molto diffuso nell’Inghilterra elisabettiana, il cui testo è tratto dalla traduzione in inglese di William Tyndale del Vangelo secondo Giovanni; il secondo, O sacrum convivium, fu pubblicato intorno al 1575 all’interno della raccolta intitolata Cantiones quae ab argumento sacrae vocantur, e si tratta di un adattamento latino dell’anthem per cinque voci soliste I call and cry to thee, O Lord, dello stesso Tallis.

per Note senza Tempo 2021

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