Cantata

Nome singolare (plurale cantate); derivato da cantare.
Inglese cantata (plurale cantatas); tedesco die Kantate (plurale die Kantaten).
La cantata è uno dei generi compositivi vocali di origine italiana più diffusi e praticati del periodo barocco. Può trattarsi di una composizione sacra o profana, solistica o corale, ed è di norma costituita da una successione di brani quali arie, recitativi, duetti, cori e brani strumentali; nel caso delle cantate sacre, è molto frequente anche la presenza dei corali. Dopo il XVIII secolo, si diffuse tra i compositori l’usanza di alternare, all’interno delle loro cantate, due o tre arie col “da Capo” ad altrettanti recitativi. Il mottetto e il madrigale italiano cinquecentesco possono essere considerati rispettivamente i precedenti storici della cantata sacra e profana, mentre il Lied ottocentesco, sotto vari punti di vista, un loro erede.
Il termine cantata, in origine, veniva utilizzato in maniera abbastanza generica (senza distinguerlo in maniera chiara dalle arie o dai madrigali): con esso si intendeva, semplicemente, una composizione musicale per una o due voci accompagnata dal basso continuo. Il primo compositore noto a utilizzare questa definizione nel titolo di una sua composizione fu Alessandro Grandi nel 1620, all’interno della sua raccolta Cantade et Arie a voce sola. Importanti compositori di area germanica che si cimentarono col genere della cantata furono Georg Friedrich Händel, Georg Philipp Telemann e Dietrich Buxtehude, mentre tra quelli di area italiana occorre menzionare Giacomo Carissimi, Antonio Vivaldi e soprattutto Alessandro Scarlatti.
Le raccolte di testi di cantate pubblicate dal poeta Erdmann Neumeister nella prima metà del Settecento– sette delle quali furono musicate da Bach - portarono al trasferimento dell’alternanza tra aria e recitativo (rappresentativa soprattutto della cantata da camera di area italiana) nella cantata sacra di area germanica; questo modello di cantata fu quello a cui si rifecero la maggior parte dei compositori attivi nella prima metà del XVIII secolo. Gradualmente, questo genere compositivo si articolò in strutture sempre più complesse (simili, per certi versi, alla coeva musica operistica), costituite da sezioni distinte comprendenti arie, recitativi, duetti, cori e brani strumentali.
Johann Sebastian Bach fu uno dei più importanti e soprattutto prolifici compositori di cantate: a lui sono infatti attribuite circa duecento cantate sacre (BWV 1-200) - da eseguirsi in occasione delle funzioni religiose dell’anno ecclesiastico - e ventiquattro cantate profane (BWV 201-224), dette anche secolari o da camera. A Lipsia era richiesta al responsabile delle attività musicali (Cantor) la composizione, per i riti religiosi, di circa cinquantotto cantate all’anno (che venivano eseguite di domenica e nelle principali festività liturgiche, di norma tra la lettura del Vangelo e il sermone), oltre a una cantata in occasione dell’insediamento del Consiglio municipale; fu per questo motivo che Bach dovette cimentarsi a più riprese con questo genere compositivo: soprattutto nei primi otto anni della sua attività, componeva in media una cantata a settimana.
Le cantate bachiane si differenziano notevolmente a livello stilistico, offrendo una varietà e una notevole ricchezza di inventiva musicale. Nella produzione più giovanile è evidente l’influenza italiana sebbene siano assenti i recitativi; in seguito, il compositore rese più complessa la struttura delle cantate e attribuì un’importanza progressivamente maggiore al corale, che divenne poi il culmine della composizione.
Tra le cantate sacre più degne di nota è necessario menzionare Ein feste Burg ist unser Gott (‘Una possente fortezza è il nostro Dio’) BWV 80, suddivisa in otto movimenti; la versione oggi nota è costituita da un assemblaggio di due cantate precedenti: Alles, was von Gott geboren BWV 80a (‘Tutto è nato da Dio’), composta a Weimar - in occasione della terza domenica di quaresima - intorno al 1715 (oggi andata perduta) ed Ein feste Burg ist unser Gott BWV 80b, eseguita tra il 1728 e il 1731 a Lipsia. Il testo è di Salomon Franck, e alterna dei versi dell’omonimo inno di Martin Lutero; la melodia di questa cantata venne anche ripresa in forma variata da Felix Mendelssohn nella sua Sinfonia n. 5 op. 107, detta la Riforma (1830).
Tra le cantate profane più celebri del compositore (spesso intitolate anche “drammi per musica”) troviamo Der Streit zwischen Phoebus und Pan (‘La contesa tra Apollo e Pan’) BWV 201, la Kaffeekantate (Cantata del Caffè) BWV 211 e la Bauern Kantate (Cantata dei contadini) - Mer hahn en neue Oberkeet (‘Abbiamo un nuovo governatore’) BWV 212; quest’ultima, per soprano, basso e un leggero accompagnamento strumentale, è costituita da ventiquattro movimenti o numeri di breve durata (arie, recitativi, una Sinfonia strumentale introduttiva e un Coro conclusivo), ed è la più estesa cantata su argomento secolare di Bach.

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