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Clavier-Übung

Clavier-Übung (‘Esercizio per tastiera’) è il titolo di una raccolta di brani destinata a strumenti a tastiera (clavicembalo, clavicordo e organo) pubblicata da Bach in quattro parti, fra il 1731 e il 1741. Il primo compositore a utilizzare il termine Clavier-Übung è stato Johann Kuhnau – Cantor alla Thomaskirche di Lipsia fino al 1722, predecessore di Bach - in due raccolte del 1689 e del 1692, ognuna contenente sette Partite.
Sul frontespizio della Clavier-Übung è riportato il titolo intero, traducibile come Esercizio per la tastiera, consistente in Preludi, Allemande, Correnti, Sarabande, Gighe, Minuetti e altre galanterie. Nella raccolta troviamo infatti le danze canonicamente presenti anche nelle Suite inglesi BWV 806-811 e francesi BWV 812-817, e una serie di galanterie, termine con cui si indicavano le danze allora più in voga come la Gavotta, la Bourrée o il Passepied. Bach, sempre nel frontespizio, annota che queste composizioni sono destinate alla ricreazione e all’edificazione dello spirito, delle menti degli appassionati e degli amanti della musica.
La prima parte della Clavier-Übung - pubblicata nel 1731 - è costituita dalle sei Partite per clavicembalo BWV 825-830, già pubblicate separatamente fra il 1726 e il 1730. Rispetto alla maggiore omogeneità delle Suite inglesi e francesi, nelle Partite Bach si cimenta con una scrittura altamente stilizzata e innovativa, la cui originalità è evidente già nelle danze d’apertura delle Partite, ognuna introdotta da brani molto diversi fra loro: troviamo, in ordine di Partita, un Praeludium, una Sinfonia in tre movimenti, una Fantasia, un’Ouverture, un Præmbulum e una Toccata.
La seconda parte della raccolta (pubblicata intorno al 1735) comprende l’Ouverture francese BWV 831 e il Concerto italiano BWV 971. Essa può essere considerata una sorta di saggio sui due stili nazionali: per rappresentare lo stile italiano - noto allora soprattutto grazie a Vivaldi – viene scelta la forma del concerto; lo stile francese, allora ritenuto più elitario, era noto soprattutto grazie a Couperin e Rameau.
La terza parte, data alle stampe nel 1739, presenta una struttura simile a quella della Messa organistica: tra il movimento iniziale e quello conclusivo (il Preludio e la Tripla fuga BWV 552) vi sono ventuno fantasie su corali BWV 669-689, basate su temi della Messa luterana, e quattro duetti BWV 802-805. I fini con cui Bach ha composto queste composizioni organistiche sono la costruzione di un ideale programma da concerto (sulla scia dei recital che egli stesso teneva a Lipsia) e quello didattico di mostrare tutte le possibilità eseceutive di questo strumento.
L’ultima parte della raccolta, pubblicata intorno al 1742, è intitolata Aria con trenta differenti variazioni BWV 988 (nota soprattutto come Variazioni Goldberg), destinata al clavicembalo. In questa composizione Bach si cimenta con un altro genere emblematico della musica tastieristica del periodo barocco: il tema con variazioni. La raccolta infatti inizia con un tema, che Bach intitola Aria (esposto in apertura e in chiusura della composizione), seguito da trenta variazioni; il tema si configura come una Sarabanda costituita da due parti equilibrate fra loro. La varietà stilistica delle variazioni è resa omogenea mediante l’utilizzo dello stesso basso fondamentale e delle medesime armonie. In questa labirintica architettura musicale, le variazioni sono suddivisibili in gruppi di tre: l’ultima variazione di ogni gruppo è un canone, e ogni canone è a un intervallo progressivamente crescente, partendo dal canone all’unisono fino ad arrivare a quello alla nona (dunque la variazione n. 3 è un canone all’unisono, la n. 6 è alla seconda, la n. 9 è alla terza e così via). L’ultima variazione (che precede il “da capo” dell’Aria), tuttavia, è un quodlibet: una fusione tra melodie popolari (Troppo son stato lontano da te, e Cavoli e rape rosse mi hanno sviato da te) e un corale combinate in stile contrappuntistico sopra il basso fondamentale della raccolta.

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