top of page

Concerto Italiano

Il Concerto nach Italiänischem Gusto BWV 971, ovvero il Concerto nello stile italiano, fu pubblicato insieme all’Ouverture Francese BWV 831 nel 1735 nella seconda parte della Clavier-Übung, in cui Bach esemplifica i due più emblematici stili per orchestra europei, quello italiano e francese, divergenti per forme, generi, prassi, ch’egli qui riduce alla tastiera. Concependo entrambe le opere per clavicembalo a due manuali, Bach riesce infatti a evocare il contrasto tra tutti e solo, ottenendo notevoli effetti dinamici e timbrici.

La struttura del Concerto Italiano segue il modello tripartito del concerto veneziano per solo e orchestra: due movimenti veloci incorniciano il movimento lento centrale. Le caratteristiche che invece rendono l’opera tipicamente bachiana sono invece la ricerca di una sintassi ben definita, l’estrema coesione interna ai movimenti, e l’ampio e sapiente uso del contrappunto e della polifonia.

Considerato che nel periodo ch’egli trascorse a Weimar (1714-1717) Bach trascrisse per tastiera alcuni concerti di Vivaldi, Albinoni e Marcello per rispondere alla commissione del principe Johann Ernst di Sassonia–Weimar, si potrebbe ipotizzare che anche il Concerto italiano trovi i natali in quegli anni, molto prima rispetto alla sua pubblicazione. Tuttavia, la musicologia recente retrodata il solo primo movimento del concerto, riconoscendolo come il più aderente a un’ipotetica idea di trascrizione da antecedente orchestrale. Il primo movimento, infatti, adotta la forma a ritornello del concerto di stampo vivaldiano, in cui il motivo principale (ritornello) si alterna a episodi contrastanti, molto virtuosistici. Tuttavia, a differenza di Vivaldi, Bach elabora negli episodi dei veri e propri motivi secondari.

L’Andante centrale, invece, presenta una lunga linea melodica di intensa cantabilità, tipica dei movimenti lenti dei concerti italiani: Bach, però, vi annota tutte quelle ornamentazioni che in Italia invece sarebbero state realizzate estemporaneamente, “all’impronta”. L’obiettivo, infatti, era quello di introdurre presso i tedeschi un gusto alla moda ma pur sempre straniero.

Il virtuoso e gaio movimento finale, Presto, riprende con maggiore regolarità l’alternanza tra ritornelli ed episodi. Il contrappunto a due voci appare assai evidente: ne consegue l’assenza di una vera contrapposizione tra solista e accompagnamento. Il modello era eventualmente quello del “concerto di gruppo”, sempre di stampo veneziano, ma qui Bach si lascia soltanto ispirare dall’idea di trascrivere per tastiera un modello orchestrale, perché il testo ci dimostra invece una fortissima attenzione alle possibilità idiomatiche proprie al clavicembalo.

Negli anni più recenti, tuttavia, questo non ha impedito ad alcuni ensemble di approntare una trascrizione per orchestra del Concerto italiano, a dimostrazione della duttilità di questo repertorio e del grande successo riservato dalla storia a questo concerto.

A cura di Maria Borghesi e Riccardo Mussato

200px-Cc-by-nc_icon.png
bottom of page