Corrente
La corrente è una danza dalle origini incerte, probabilmente risalenti alla metà del XVI secolo.
Nel corso del XVII secolo si distinsero due tipi di corrente: per un verso quella italiana, di andamento rapido, in 3/4 o 3/8, nella quale i danzatori parevano correre muovendosi da un lato all'altro “a zig-zag”; per altro verso la courante francese, danza maestosa in 3/2, caratterizzata da ambiguità ritmiche e metriche e dal largo impiego del contrappunto, i cui passi consistevano in una flessione, un'ascesa e uno scivolamento.
I primi esempi di corrente si rinvengono nelle opere dei liutisti coevi. Come nel caso di altre danze, l’esaltazione dell'invenzione melodico-armonica unita a un crescente interesse per il contrappunto concorse a una stilizzazione dei due tipi di corrente, che col tempo divennero brani puramente strumentali e d’ascolto, accomunati dalla forma generalmente binaria, con una ripetizione di ogni sezione.
La corrente, dunque, divenne uno dei capisaldi della “suite” alla francese, collocandosi sovente tra l’allemanda e la sarabanda.
Successivamente la courante trovò largo impiego nelle suites e nelle raccolte per tastiera di Chambonnières, Couperin e Rameau, accentuando il suo carattere grave e maestoso.
La corrente italiana, invece, si affermò con Frescobaldi e conobbe un notevole sviluppo grazie a Corelli, Pasquini e Vivaldi, che tesero a prediligerla in una chiara struttura omofonica spesso caratterizzata dalle figurazioni rapide nella parte superiore.
Facendo tesoro di tutti gli sviluppi appena illustrati, e rifacendosi alla lunga tradizione maturata in Germania, Bach utilizzò alternativamente la corrente italiana e la courante francese nelle Suites Inglesi (BWV 806-811), nelle Suites Francesi (BWV 812-817), nelle due Suites per tastiera BWV 818 e 819, nelle Partite per clavicembalo (BVW 825-830), nell’Ouverture Francese (BWV 831), nella prima e seconda Partita per violino solo (BVW 1002 e 1004), nelle Suites per violoncello (BWV 1007-1012) e nella prima Suite per orchestra (BWV 1066).
a cura di Riccardo Mussato
