Invenzioni e Sinfonie

Il termine invenzione, attestato sin dal Cinquecento, veniva usato nei secoli XVII e XVIII per sottolineare semplicemente l’aspetto originale e innovativo – dal punto di vista stilistico, ma soprattutto formale – di un determinato genere compositivo. I primi compositori che utilizzarono questo termine furono soprattutto di origine italiana, e con esso indicavano opere di libera creazione, somiglianti per certi aspetti al genere compositivo del capriccio. Uno degli esempi più noti di un simile impiego di questa espressione è Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione (1725), una raccolta di dodici concerti per violino, archi e basso continuo di Antonio Vivaldi.
Gradualmente, al termine invenzione verrà assegnato un significato più preciso – lo stesso con cui lo intese Bach: quello di composizione di norma breve, in cui viene elaborato – tramite un contrappunto a due o al massimo tre voci – un materiale musicale (raramente più lungo di due o tre battute); questa forma compositiva è di norma destinata agli strumenti a tastiera.
Lo stile dell’invenzione è per certi versi molto somigliante a quello della fuga, ma è caratterizzato da una struttura più libera rispetto a quest’ultima. Nonostante l’elevata qualità artistica che raggiunse – soprattutto con l’opera di Johann Sebastian Bach – questa forma musicale, l’invenzione non ebbe una diffusione particolarmente ampia e venne utilizzata soprattutto a scopo didattico.
Il genere dell’invenzione è indissolubilmente legato alla figura di Bach. Sebbene l’intento didattico del compositore sia presente nella maggior parte della sua produzione strumentale, questa caratteristica spicca in maniera particolare in alcune sue opere, composte proprio con l’intento di accompagnare il musicista nella progressiva maturazione della tecnica tastieristica, destinate molto spesso ai suoi figli. Ne sono un esempio emblematico le Invenzioni a due voci (BWV 772-786), concepite in origine come una serie di esercizi per il primogenito Wilhelm Friedemann, e le Sinfonie a tre voci (BWV 787-801). Gli anni trascorsi a Köthen (1717-1723) in qualità di Kapellmeister presso la corte del principe Leopold di Anhalt-Köthen sono quelli in cui Bach si dedicò sistematicamente all’educazione musicale dei suoi figli; a questo periodo risale infatti la composizione di altre opere didattiche come le Suites inglesi (BWV 806-811) e i Sei piccoli preludi per clavicembalo (BWV 933-938). Indubbiamente, il compositore – senza mai scindere l’intento didattico da quello artistico ed espressivo – ha contribuito in maniera profonda alla creazione del genere della musica didattica, di cui troviamo importanti esempi anche nei secoli a venire (si pensi agli Études di Chopin o di Debussy). Proprio per il carattere fortemente didattico che ha caratterizzato le raccolte delle Invenzioni e delle Sinfonie sin dalla loro composizione, queste due raccolte hanno poi rappresentato un’importante scuola per tutti coloro che, nei secoli a venire, si sono avvicinati agli strumenti a tastiera. In particolare, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, queste raccolte hanno rappresentato un passaggio obbligato per giovani allievi, e ciò ha comportato un prolificare di edizioni didattiche, appositamente preparare da grandi virtuosi o da noti didatti, specificatamente dedicate a musicisti alle prime armi. Altrettanto avvenne in Italia, ove le edizioni pratiche delle Invenzioni e delle Sinfonie oggi rappresentano una fonte privilegiata per lo studio non solo della prassi esecutiva delle opere bachiane tra Otto e Novecento, ma anche della storia della didattica musicale.
Estremamente interessante, per il lettore odierno, è leggere l’intero frontespizio dell’autografo bachiano delle Invenzioni: il compositore, di suo pugno, definisce la raccolta un «Metodo efficace con cui si presenta in forma chiara agli appassionati degli strumenti a tastiera e soprattutto a coloro che sono desiderosi di apprendere, non soltanto (1) come si suona correttamente a due voci, ma anche (2) come si può arrivare, man mano che l'allievo progredisce, a far buon uso di tre voci obbligate e ottenere così non soltanto delle buone invenzioni, ma poterle pure bene eseguire e soprattutto acquistare l'arte del cantabile e il gusto della composizione». Pertanto, nella concezione bachiana, le Invenzioni a due voci – così come poi le Sinfonie e il Clavicembalo ben temperato, non rappresentavano soltanto una palestra tecnica per imparare a suonare più voci contemporaneamente, ma anche una scuola da cui apprendere le tecniche per scrivere contrappunti.
Come è riportato nei manoscritti autografi a noi pervenuti, Bach adottò il termine Inventiones per le sue quindici composizioni a due voci, mentre preferì usare il termine Sinfoniae (espressione da non confondere con le sinfonie orchestrali) per quelle a tre voci. Prime attestazioni di questi brani si ritrovano all’interno del Clavier-büchlein vor Wilhelm Friedemann Bach (‘Libretto per tastiera per Wilhelm Friedemann Bach’), un libretto di composizione contenente vari altri brani destinati al suo primogenito. Queste due raccolte possono essere considerate come degli esercizi propedeutici – sebbene altrettanto ricche dal punto di vista artistico e musicale – alla raccolta, più nota ed articolata, nota come Clavicembalo ben temperato (BWV 846-893).
La forma dei singoli brani è spesso molto essenziale (di norma è bipartita, A-A’, oppure tripartita, A-A-B) e in essi viene dato risalto allo stile di scrittura chiaramente imitativo. In passato queste raccolte sono state eseguite in pubblico molto raramente ma, soprattutto dalla seconda metà del Novecento in poi, gli interpreti hanno iniziato a eseguirle con più assiduità (si pensi alle celebri esecuzioni pianistiche di Glenn Gould, o alla prima incisione italiana di Chiara Cassin), dimostrando l’alto valore artistico che queste composizioni hanno all’interno della letteratura tastieristica di Bach, ben superiore alla mera destinazione scolastica a cui sono state per tanti anni confinate.

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