Magnificat

Il Magnificat BWV 243 in Re maggiore per orchestra, coro a cinque voci (due soprani, contralto, tenore e basso) e cinque solisti, è una delle le più celebri composizioni vocali sacre in lingua latina di Bach, assieme alla Messa in Si minore. Si tratta di una cantata sacra caratterizzata da una particolare varietà stilistica, sia per quanto riguarda la struttura formale dei brani in essa contenuti (Bach pone in successione arie solistiche, duetti, terzetti e cori), che per l’eterogeneità dei caratteri e delle atmosfere da essi evocate, che vanno dall’esplosione di giubilo dei cori alla dolce intimità di alcune arie. Negli anni successivi alla morte del compositore, gli autografi di entrambe le versioni del Magnificat passarono alla custodia del figlio Carl Philip Emmanuel Bach.
Il testo di questo cantico - accolto con favore anche all’interno della liturgia luterana - è tratto dal Vangelo di Luca, in particolare dal primo capitolo (Lc. 1, 46-55) e appartiene ai cosiddetti cantica maiora; in questo passo del Vangelo - detto anche Canticum Mariae - la Vergine Maria, accolta da Elisabetta nella casa di Zaccaria, si rivolge a quest’ultima dopo aver ricevuto la notizia dell’annunciazione ed esser stata salutata come madre del Signore, e intona un canto di lode al Signore con le parole “Megalýnei hē psykhē mou tòn Kýrion”, nella Vulgata “Magnificat anima mea Dominum” (‘L’anima mia glorifica il Signore’). Nella Germania luterana - sin dai primi tempi della Riforma – era diffusa l’abitudine di intonare il cantico, nel corso dei Vespri del sabato e della domenica, anche nella versione in lingua tedesca: Meine Seel erhebt den Herrn; di norma veniva intonato in tedesco salvo il giorno di Natale, in cui alcune comunità luterane (compresa quella di Lipsia) cantavano il testo latino.
Sicuramente Bach mise in musica in più occasioni (tuttavia non si conosce con precisione il numero, essendo molte versioni andate perdute) questo testo, ma ad oggi è giunta integra solo un’unica opera in due distinte versioni (BWV 243a e BWV 243), pervenute in due partiture autografe differenti.
Secondo il musicologo Alfred Dürr, il Magnificat nella sua prima versione (BWV 243a) risale al 1723 e fu composto, probabilmente, in occasione dei Vespri di Natale a Lipsia dello stesso anno. Questa versione è nella tonalità di Mi bemolle maggiore ed è caratterizzata dalla presenza di quattro testi (detti tropi o interpolazioni, due in tedesco e due in latino) legati, per l’appunto, alla festività natalizia. Le interpolazioni natalizie presentano dei chiari rimandi, forse intesi dal compositore come un omaggio, a una cantata natalizia di Johann Kuhnau, musicista - morto l’anno prima della composizione del Magnificat bachiano, nel 1722 - che precedette Bach nella carica di Thomaskantor a Lipsia; esse inoltre sono molto differenti tra loro: le prime tre sono in stile mottettistico, mentre l’ultima prevede l’intervento di un duo (soprano e voce di basso) accompagnato dal basso continuo.
La composizione della seconda versione del Magnificat (BWV 243) - quella più nota nonché comunemente eseguita in concerto oggi – risale, secondo gli studi più recenti, agli anni 1732-1735; la sua prima esecuzione, probabilmente, avvenne il 2 luglio del 1733 presso la Thomaskirche di Lipsia, in occasione della festa della Visitazione. Bach traspose la seconda versione alla tonalità di Re maggiore, specificamente adatta alla sonorità della tromba (strumento che ha un ruolo di particolare rilievo in questa composizione), e rimosse le quattro interpolazioni natalizie, forse per rendere l’opera eseguibile anche durante le altre festività liturgiche in cui era possibile eseguire il Magnificat, come Pasqua o Pentecoste. Oltre alla tonalità differente, questa seconda versione presenta anche l’aggiunta di due flauti traversi e la sostituzione della coppia di flauti dritti con una coppia di oboi d’amore.
Nonostante la seconda versione sia quella più nota oggi, fu la partitura della prima versione (spogliata dagli inni natalizi) ad esser stata pubblicata (a cura di Georg Pölchau) nel 1811 a Bonn, dall’editore Simrock; la seconda versione fu data alle stampe vari anni dopo all’interno della Bach-Ausgabe, nel 1862, a cura di Wilhelm Rust (e contenente le quattro interpolazioni in appendice).
La cantata è divisa in dodici parti o “numeri” abbastanza brevi (dalla durata di circa tre minuti ognuno) e ben definiti nel loro carattere; questi possono essere raggruppati in tre movimenti, ognuno aperto da un’aria e chiuso da un intervento corale. L’architettura dell’opera è caratterizzata da una forte simmetria interna: in apertura, al centro e in chiusura sono presenti dei brani dal carattere giubilante a pieno organico, con il coro a cinque parti e la piena orchestra arricchita dalla presenza di trombe e timpani. Sebbene la prima versione sia tuttora quella più eseguita e registrata, ultimamente anche la versione in Mi bemolle maggiore è stata eseguita pubblicamente e registrata varie volte.

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