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Partita

Il primo utilizzo del termine Partita risale probabilmente al 1589, quando Prospero Luzi lo impiegò col significato di “porzione” o “parte” nella sua raccolta di danze Opera bellissima nella quale si contengono molte partite et passaggi di gagliarda. Con Gerolamo Frescobaldi il termine iniziò a essere applicato per identificare serie di variazioni destinate alla tastiera e costruite sopra un basso ostinato, le cui formule derivavano direttamente da danze (la Follia, il Passamezzo) e melodie profane (il Ruggiero, lo Zefiro).

In Germania il termine fu introdotto da Froberger nell’accezione frescobaldiana ma, alla fine del XVII secolo, J. Kuhnau e J. Krieger vi attribuirono un nuovo significato: identificando con Partita la successione di una serie di brani, di fatto fecero coincidere questo termine con quello francese di suite.

J. S. Bach intense il lemma Partita in entrambe le accezioni, come sinonimo sia di suite sia di variazioni. Alla prima si riferiscono le sei Partite per clavicembalo della prima parte della Clavier-Übung (BWV 825-830) e le tre Partite per violino solo (BWV 1002, 1004, 1006), alternate alle Sonate. Viene spesso meno la distinzione tra danze d’origine italiana e francese, tanto che al brano introduttivo seguono generalmente l’Allemanda, la Corrente e la Sarabanda, con la Giga in chiusura. Nella seconda accezione, invece, meritano una menzione le partite che Bach scrisse in gioventù sopra alcuni preludi corali per organo (BWV 766-771). Nella seconda accezione, invece, meritano una menzione le partite che Bach scrisse in gioventù sopra alcuni preludi corali per organo (BWV 766-771).

Il termine Partita entra anche nella tradizione pre-classica: Haydn denomina “partite” alcune sonate giovanili, perché evocano la forma dell’antica suite sviluppandosi in quattro movimenti nella stessa tonalità, mentre i suoi divertimenti per strumenti a fiato sono chiamati Feldparthien. Ancora nel secolo scorso si rinvennero alcuni echi del termine, usato da compositori italiani quali Casella, Dallapiccola e Petrassi per riferirsi a successioni di danze e brani giustapposti.

A cura di Riccardo Mussato

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