Pedaliter

L’espressione pedaliter indica, nelle composizioni destinate all’organo, che il musicista deve suonare anche con i piedi. Pedaliter è infatti un latinismo avverbiale (derivante da pedalis, per i piedi) che si contrappone a manualiter (usato invece per indicare la sezione dell’opera da suonare esclusivamente con le mani). Viene usato spesso nel contesto di partiture a più voci trascritte solo su due pentagrammi o in tablatura (notazione alfabetica tedesca) per indicare che una parte - solitamente la più grave - va eseguita con il pedale.
Il termine pedaliter si attesta per la prima volta agli inizi del Cinquecento in ambito continentale (Schlick, Hofhaimer, Buchner) per poi diffondersi lungo tutto il XVII secolo (Scheidt, Sweelinck, Weckmann, Buxtehude e Bruhns fino a Bach), soprattutto in Germania e in Olanda.
Eccezionalmente potevano essere affidate al Pedale due voci. É il caso, ad esempio, del Praeludium ex G pedaliter di Nicolaus Bruhns (1665-1697), trascritto appunto in tablatura nel Möller Manuscript: raccolta di brani copiata da Bach e da suo figlio Johann Cristoph tra il 1700 e il 1719 e conservata nella Staatsbibliothek di Berlino.
Diverse opere per organo di Bach (Toccate, Preludi, Fantasie e Fughe) arrecano la dicitura pedaliter. Ad esempio, le opere BWV 531, BWV 535a, BWV 549a (contenute anch'esse nel Möller Manuscript), BWV 547, BWV 550 e BWV 574.
Un caso eccezionale è rappresentato dal Dritter Teil der Klavierübung (opera organistica pubblicata da Bach nel 1739), in cui l'autore contrappone a manualiter le seguenti espressioni: 'à 2 Clav. et Pedal', 'con Pedale', 'Canto fermo in Pedale', 'Canto fermo in Basso'. Non manca in questa raccolta anche un brano 'con Pedale doppio', ossia il maestoso Aus tiefer Not schrei ich zu dir à 6 (BWV 686). C'è da notare, però, che in questa pubblicazione i brani con Pedale sono stampati su tre pentagrammi, di cui quello inferiore espressamente dedicato alla parte da eseguire con i piedi.

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