Toccata

La toccata è una composizione musicale scritta in uno stile libero, destinata originariamente a un insieme di strumenti (di norma trombe o cornetti) e in seguito al liuto o a strumenti a tastiera; il termine significa proprio “toccare” lo strumento. L’organista di norma eseguiva una toccata, improvvisandola almeno in parte, con l’intento di aiutare i cantori nell’intonazione iniziale.
Le prime attestazioni di questo tipo di composizioni risalgono al XIV secolo, periodo in cui esse avevano una funzione perlopiù preludiante o introduttiva, non di rado con finalità cerimoniali. Nel Cinquecento vari autori dell’Italia settentrionale (tra cui Adriano Banchieri, Andrea e Giovanni Gabrieli) si cimentarono nella composizione di toccate. Con Alessandro Scarlatti, a cavallo tra XVII e XVIII secolo, la toccata (destinata ormai quasi esclusivamente al clavicembalo) viene intesa sempre più come un genere virtuosistico e libero dal punto di vista formale, caratterizzato da rapide ed estese figurazioni che imitano l’idioma degli strumenti ad arco. Nel primo Seicento la toccata barocca, complessa e virtuosistica, nonché di durata sempre maggiore, si sviluppò pienamente nelle città di Napoli e Roma, grazie soprattutto alle novità introdotte da Girolamo Frescobaldi.

Il culmine del genere toccatistico si ebbe in Germania tra Sei e Settecento, e si può trovare nell’opera di Johann Sebastian Bach la sua massima espressione. Bach si cimentò nella composizione di toccate dando loro varie forme: quella di brano preludiante seguito da una fuga (si pensi all’inizio della Partita n. 6 BWV 830 per clavicembalo) oppure quella di sonata in uno o più tempi. Le sue toccate sono spesso caratterizzate da un disegno ampio e ben delineato, animate da episodi minori e spesso contrastanti dal punto di vista ritmico. Bach si dedicò alla composizione di toccate specialmente nella prima fase della sua attività compositiva, per poi concentrarsi su generi compositivi più articolati dal punto di vista armonico e contrappuntistico.

Oltre alla ben nota Toccata e Fuga in re minore BWV 565, Bach compose altre tre Toccate e fughe per organo (la dorica BWV 538 in re minore, la Toccata, adagio e fuga BWV 540 in fa maggiore, e la Toccata BWV 564 in do maggiore). Non è provato che sia stato proprio Bach a comporre la Toccata e fuga BWV 565. Da circa tre decenni, infatti, è in corso un denso dibattito tra musicologi bachiani a proposito dell’autenticità di uno dei brani più noti del maestro di Eisenach. Dalla “dubbia” Toccata e fuga in re minore sono state tratte innumerevoli versioni e arrangiamenti, da quella jazz di Jacques Loussier alla versione orchestrale di Leopold Stokowski (adoperata in Fantasia del 1940), passando per quella hard rock di Jon Lord (Deep Purple) e per il neoclassical metal di Yngwie Johann Malmsteen. Una recente versione elettronica di successo è stata proposta dal dj OVERWERK.
Bach compose anche circa venti Toccate per organo e per clavicembalo. In particolare, oltre a quella in apertura della Partita VI, il catalogo bachiano annovera sette toccate per clavicembalo di ampie dimensioni (corrispondono ai BWV 910-916). Inoltre, si ha testimonianza di una Toccatina per il Cembalo da J. S. Bach di dubbia autenticità, costituita da sette pezzi estratti da altre opere.

Sono da segnalare la Toccata BWV 910 in fa diesis minore, che inizia con una serie di passaggi in stile improvvisativo e prosegue con una fuga il cui tema viene derivato da quello del secondo movimento, e la Fantasia cromatica e fuga BWV 903 in re minore: una delle più straordinarie e ardite composizioni del repertorio cembalistico del primo Settecento.
Le prime attestazioni di questo tipo di composizioni risalgono al XIV secolo, periodo in cui esse avevano una funzione perlopiù preludiante o introduttiva, non di rado con finalità cerimoniali. Nel Cinquecento vari autori dell’Italia settentrionale (tra cui Adriano Banchieri, Andrea e Giovanni Gabrieli) si cimentarono nella composizione di toccate. Con Alessandro Scarlatti, a cavallo tra XVII e XVIII secolo, la toccata (destinata ormai quasi esclusivamente al clavicembalo) viene intesa sempre più come un genere virtuosistico e libero dal punto di vista formale, caratterizzato da rapide ed estese figurazioni che imitano l’idioma degli strumenti ad arco. Nel primo Seicento la toccata barocca, complessa e virtuosistica, nonché di durata sempre maggiore, si sviluppò pienamente nelle città di Napoli e Roma, grazie soprattutto alle novità introdotte da Girolamo Frescobaldi.

Il culmine del genere toccatistico si ebbe in Germania tra Sei e Settecento, e si può trovare nell’opera di Johann Sebastian Bach la sua massima espressione. Bach si cimentò nella composizione di toccate dando loro varie forme: quella di brano preludiante seguito da una fuga (si pensi all’inizio della Partita n. 6 BWV 830 per clavicembalo) oppure quella di sonata in uno o più tempi. Le sue toccate sono spesso caratterizzate da un disegno ampio e ben delineato, animate da episodi minori e spesso contrastanti dal punto di vista ritmico. Bach si dedicò alla composizione di toccate specialmente nella prima fase della sua attività compositiva, per poi concentrarsi su generi compositivi più articolati dal punto di vista armonico e contrappuntistico.

Oltre alla ben nota Toccata e Fuga in re minore BWV 565, Bach compose altre tre Toccate e fughe per organo (la dorica BWV 538 in re minore, la Toccata, adagio e fuga BWV 540 in fa maggiore, e la Toccata BWV 564 in do maggiore). Non è provato che sia stato proprio Bach a comporre la Toccata e fuga BWV 565. Da circa tre decenni, infatti, è in corso un denso dibattito tra musicologi bachiani a proposito dell’autenticità di uno dei brani più noti del maestro di Eisenach. Dalla “dubbia” Toccata e fuga in re minore sono state tratte innumerevoli versioni e arrangiamenti, da quella jazz di Jacques Loussier alla versione orchestrale di Leopold Stokowski (adoperata in Fantasia del 1940), passando per quella hard rock di Jon Lord (Deep Purple) e per il neoclassical metal di Yngwie Johann Malmsteen. Una recente versione elettronica di successo è stata proposta dal dj OVERWERK.
Bach compose anche circa venti Toccate per organo e per clavicembalo. In particolare, oltre a quella in apertura della Partita VI, il catalogo bachiano annovera sette toccate per clavicembalo di ampie dimensioni (corrispondono ai BWV 910-916). Inoltre, si ha testimonianza di una Toccatina per il Cembalo da J. S. Bach di dubbia autenticità, costituita da sette pezzi estratti da altre opere.

Sono da segnalare la Toccata BWV 910 in fa diesis minore, che inizia con una serie di passaggi in stile improvvisativo e prosegue con una fuga il cui tema viene derivato da quello del secondo movimento, e la Fantasia cromatica e fuga BWV 903 in re minore: una delle più straordinarie e ardite composizioni del repertorio cembalistico del primo Settecento.

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